Lybris. Calici di libri Anno 2 -Numero 6 – Corneliano d’ Alba 21 Febbraio 2026 di Luigi Franco

di franco luigi del 21 2 2026 Lybr 6 Biopoesia

Rubrica di degustazioni librarie  ovvero  Confessioni di un lettore sfinito a cura  di Luigi Franco

SOMMARIO della Degustazione 6

Nota introduttiva   Lybrids 6:  BIOPOESIA

Gianni Rinaudo, Scritti autobiografici (inediti)

Simon Boas, Morire. Istruzioni per l’uso (Garzanti, 2025)

Richard Holloway, Guardare lontano. Per una spiritualità senza religione (Ponte alle grazie, 2005)

PUER ovvero il Pan-federalismo: la “Repubblica universale della Terra”.

 

 

QOHELET Monografia n.1 Corneliano d’Alba 28 Gennaio 2026 Lybrids-calici di libri di Luigi Franco

Mon1 Qohelet

Tra tanti calici e assaggi ho la testa che gira, e Kalicaos cambia ancora nome, diventando Lybrids. Titolo che ibrida la hybris dei libri (ma non solo) con la  libido sciendi ( o libridine, o libido in genere, insomma la materia di cui l’uomo è fatto), che a sua volta richiamano Nemesis e le Furie.

Una specie di bibliofollia che induce a  “bere il sapere” fino alla dipendenza, alla cirrosi, al coma (1) Lybrids tenta di correre ai ripari, di darsi una regola, o una regolata. Da un lato, continuo con antologie e calici di degust-citazioni, cercando di dargli un’organizzazione tematica, un “settifoglio” tematico, comprendente le categorie Filosofia e religione, Storia e attualità, Scienza e tecnica, Letteratura e lettura, Eros e Psiche,  Arti e Varie (v. il prossimo numero), dall’altro provo ad affiancare delle monografie per soggetti, ma anzitutto per autori.

Iniziando con quello che per me è il misterioso capostipite, il biblico Ecclesiaste, Qohélet.

A complicare ulteriormente il quadro, intendo cimentarmi in esperimenti artistici (autistici?) realizzati con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale ( per ora Nano Banana, ovvero Gemini di Google): “A.I.magine”, o “bAInanArt”, una rubrica di “fantA.I.” (vedi, dopo il recente numero 0, il n.1 di prossima pubblicazione). Il tutto adatto, forse, più che a un sito di Pedagogia globale, a uno di Fantasia – o megalomania, o meglio melanconia – globale… Ma, mentre approfitto della generosa ospitalità di questo spazio virtuale, oltre che la qualità mi preoccupa la quantità.

Ho fatto due conti. Supponendo di aver raccolto, in oltre cinquant’anni di lavoro da ri-scrittore o tra-scrittore, l’ uno per cento di circa cinquemila libri, fa qualcosa come diecimila pagine. Le quali vanno sempre crescendo, come gli interessi sul debito pubblico: vedi il proverbio del cerchio e la botte (2).

Kalicaos, il calice dei libri di Luigi Franco Anno 2 – Numero 1 – Epifania 2026

Kalicaos 3

Kalicaos, il calice dei libri Anno 2 – Numero 1 – Epifania 2026

Copertina e titolo:

la prima pagina di questa rubrica continua a essere rimaneggiata, in un continuo travaglio e cambiamento di titoli e immagini di copertina, segno di una ondivaga incertezza di metodi e contenuti. Anzi, segno di caos, che infatti rimane nel titolo, insieme alla terribile Kalì e al calice, simbolo di convivialità e condivisione. L’unica cosa ferma è che si parla di libri, tanti libri.

Il caos, d’altronde, è associato alla complessità e alla molteplicità (1): è tale la quantità di materiali che premono e sgomitano per entrare in questo modesto spazio che, a parte rischiare doppioni e confusioni, ci vorrebbe proprio il dono dell’ubiquità, il potere magico di spiattellare tutto insieme. Invece, si sa, il tempo è stato inventato appunto affinché le cose non accadano “tutte simultaneamente”, e di fatto quella che mi ritrovo, più che l’ubiquità, è un’infinità di dubbi, radicali, metodici, iperbolici e diabolici: la dubbiquità.

Nelle immagini, oltre al Pensatore che può essere anche Abele, o Copista e Amanuense (Bartleby, Bouvard e Pécuchet…) e alla sua partner che può essere Kalì o Calipso (“Colei che nasconde” col “velo di Maya”, in attesa dello svelamento dell’ apo-calisse), ho riproposto un disegno dell’anno scorso e infine un riquadro vuoto.

In quest’ultimo, potrà eventualmente trovare posto un ulteriore personaggio-mascotte che mi è congeniale, il sociopatico “Raffaele” di Luciano De Crescenzo (2). Oppure, meglio, Pier Damiani (v. Introduzione).  O ancora, un altro disegno, che raffiguri il cerchio e la botte.

Il “Cerchio dell’anno” sarebbe l’interesse, i libri letti e trascritti annualmente, mentre la Botte sarebbe il capitale (dilapidato?), ossia la vita intera, che si riempie di libri man mano che si svuota di tempo.  Il loro  rapporto è di 1 a 50 o più, nel senso che ogni anno si aggiunge un cerchio (cfr. il migliaio o quasi elencati per il 2025), ma decine di volte di più sono quelli già in lista d’attesa e, probabilmente con buona pace, destinati a rimanervi… (3)

 

 

(1) Si veda su You Tube il video “Forme del caos” di Massimo Cacciari, dove il filosofo pone appunto il Caos, nell’originario senso etimo-mitologico, a sigillo della nostra epoca storica.

(2)  Luciano De Crescenzo, Raffaele (Mondadori, 1978)

(3) v. schizzi alla pag.seguente

 

 

“Dall’ olocausto nascoto  all’ Ucraina… ovvero da Rintintin all’Ucraina”  di Gianni Rinaudo  Bra 5 Aprile 2022

Dall’ olocausto nascoto  all’ Ucraina… ovvero da Rintintin all’Ucraina  di Gianni Rinaudo,  Bra 5 Aprile 2022 ore 21 Salone dell’Istituto Piero Angela in via Vitt. Eman. n. 200 – E’ stata una conferenza ad invito

Da Rin Tin Tin all Ucraina ovvero dall’olocausto nascosto all’Ucraina

L’aria di Bra è migliorata durante l’autunno e l’inverno, bisogna anche migliorare quella estiva!!!

Pagina sull’aria di Bra del giornalista Valter Manzone su Gazzetta d’ Alba del 23 12 2025 pag. 42

ARIA DI BRA al 15 12 25

SITUAZIONE ARIA DI BRA, DELL’ARIA del suo CENTRO COMPRESO TRA:  Santuario MADONNA FIORI – VIA CUNEO E DAL MUNICIPIO A BESCURONE.

Ecco i DATI DELLE POLVERI SOTTILI Pm10 dal 1 Gennaio al 15 Dicembre 2025. La centralina è in viale Madonna Fiori. … Che se ne dica l’aria di Bra, dal 2003 tra le peggiori della Pianura Padana (170 giorni di superamento del livello di legge delle polveri pm10) in questi ultimi anni ha vinto questa battaglia. Dal 1 Gennaio 2025 al 15 Dicembre 2025 sono 11 i giorni in cui si è superata la soglia giornaliera di legge per il Pm10 polveri sottili. In questo stesso periodo sono 30 i giorni non monitorati.

NEL 2024, 23 giorni sopra il limite di legge dei 50mcg con una percentuale di giorni annui monitorati, con la tecnica del BASSO VOLUME, pari al 94%. Pare un ottimo risultato se si considera la situazione a partire dal 2003 in cui sono iniziati i monitoraggi.

2003 -170 giorni di superamento della soglia di legge consentita =50mcg ;

2004 -138 giorni di superamento della soglia di legge consentita =50mcg ;

2005 -156;

2006 -159;

2007 -128;

2008 – 96;

2009 -113;

2010 – 95;

2011 -102;

2012 – 106;

2013 -86;

2014 – 61;

2015 – 62;

2016 – 43;

2017 – 65;

2018 – 30;

2019 -21;

2020 -42;

2021 -38;

2022 -31;

2023 -15;

2024 – 23;

2025 – 11 giorni di superamento del limite di legge al 15 12 2025

I dati degli anni precedenti sono stati ricavati, ricostruiti tramite una meticolosa ricerca in rete web. Invece i dati del 2024 e del’25 sono stati conteggiati tramite il link https://aria.ambiente.piemonte.it/qualita-aria/dati

La questione critica dell’ atmosfera braidese non è più quindi il periodo autunno/invernale da Ottobre a Marzo. In questo si è migliorati non solo per le polveri pm10, anche per gli inquinanti chimici. Infatti come già ripetuto in altre occasioni da alcuni anni il centro di Bra non è più un deserto lichenico come fino a 10 anni fa. I licheni anche di buona qualità fanno bella mostra in piazza Carlo Alberto, in viale Rimembranze, nel cortile della scuola a Tempo Pieno,… I licheni sono dei bioindicatori della qualità dell’aria, non servono a monitorare le polveri fini bensì i componenti chimici che compongono la nostra atmosfera. In montagna i licheni oltre il grigio verde e il giallo raggiungono anche un bel arancione sfumato  sul rosso e indicano a quelle altezze un’ottima aria.   A Bra raggiungono il colore giallo intenso che equivale a definire una buona qualità dell’ aria che respiriamo

La questione critica dell’aria di Bra riguarda il periodo estivo. Bra è in genere la città più calda della provincia  e le foglie degli alberi sovente  rinsecchiscono anche d’estate  a causa dell’eccessiva calura. Per ridurre l’impatto delle onde di calore sulla braida   bisogna ridurre le superfici asfaltate/cementificate. Spiace che i nuovi parcheggi di 2 supermercati braidesi non abbiamo usato al suolo almeno i nidi d’ape, che  permettono il drenaggio dell’acqua e la crescita della vegetazione, riducendo l’impatto ambientale e creando al tempo stesso una superficie solida.

A  Torino ad esempio sono stati recentemente presentati i risultati della seconda edizione della campagna di monitoraggio civico dell’ozono realizzata da Torino Respira e una delle proposte è investire per aumentare il verde urbano in modo da ridurre le temperature e l’insolazione delle strade e piazze. Altra proposta è salvaguardare dal cemento i pochi spazi privati adibiti a giardini.

Si informa inoltre che la Regione Piemonte ha recentemente destinato alcuni milioni di euro  per la riforestazione urbana e si spera che anche Bra possa accedervi con una progettazione dedicata. https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/notizie/contributi-per-forestazione-urbana

Bra, 16 Dicembre 2025

Cordiali saluti dott. Gianni Rinaudo Via San Rocco 24, 12042 Bra – Italy

mob. 328 149 4760 www.pedagogiaglobale.org  www.spiriti-liberi.it

 

 

Riscaldamento globale e locale. Un convegno nel Roero – di Luigi Franco – Corneliano d’Alba, 1 – 12 – 25

Riscaldamento globale e locale. Un convegno nel Roero

Lo scorso 29 novembre si è tenuto, nel salone comunale di Monteu Roero, un interessante
incontro con il climatologo Luca Mercalli, che ha presentato il suo ultimo libro “Breve storia
del clima in Italia” (Einaudi, 2025). Erano presenti, oltre a parecchi sindaci e giornalisti,
l’associazione del “Tartufo bianco delle Rocche” e i rappresentanti di varie pubblicazioni
locali, tra cui “La chiacchiera”, “Il paese”, “Il perno”, ecc. A questi ultimi è stato consegnato
un attestato di riconoscimento per la loro pluridecennale opera di animazione e
informazione, anche su tematiche ecologiche di rilievo locale e non solo.
La presentazione del libro, alla quale è seguito un vivace dibattito, come prevedibile ha
avuto toni preoccupanti per la gravità della posta in gioco, ivi comprese le ricadute della
débacle ambientale globale sul territorio italiano, particolarmente fragile ed esposto. E,
nello specifico, su quello roerino e soprattutto sul suo settore agricolo e turistico.
Dopo un’accurata ricostruzione dell’evoluzione climatica a partire dal Paleolitico, l’autore si
è concentrato sulla drammatica situazione attuale e sulle sue prospettive, tanto più fosche
quanto più si accumuleranno ulteriori indugi nel correre ai ripari. Purtroppo, il problema
principale è proprio il negazionismo e l’ostruzionismo da parte di chi dovrebbe orientare
correttamente l’opinione pubblica e intervenire efficacemente per la decarbonizzazione
dell’economia e la drastica riduzione delle emissioni inquinanti. A più di cinquant’anni
dall’allarme sui “limiti dello sviluppo” (1972) e dopo innumerevoli vertici e COP, i risultati
sono deludenti e continua a prevalere il partito del “business as usual”. L’ultimo esempio è
la COP 30 in Brasile, chiusa con un nulla di fatto e disertata dagli stessi Stati Uniti, ossia
dei principali responsabili del disastro in corso. Come scrive Mercalli nel suo libro,
“l’inferno si può ancora evitare, ma la finestra per agire si sta chiudendo”.
E dire che i segni premonitori dell’ “inferno” ecologico non mancano, anche a livello locale.
Oltre a eventi estremi sempre più frequenti (alluvioni ricorrenti, cicloni, super-grandine,
ecc.), estati sempre più “africane” e siccità prolungate mettono a rischio non solo il tartufo,
ma anche colture tradizionali come la vite, destinate a spostarsi verso nord, mentre si
diffondono specie aliene e invasive, nuovi parassiti e possibili pandemie. Gli scenari più o
meno apocalittici del futuro dipenderanno dalla tempestività nel contenere l’aumento della
temperatura (possibilmente non più di 2 gradi entro fine secolo, anziché 4 o 5), per evitare
eccessivo scioglimento di ghiacciai e calotte polari, innalzamento del livello marino e
inondazioni costiere, dissesto idrogeologico e così via. Tali catastrofiche conseguenze,
incluse “guerre per l’acqua” e per risorse sempre più scarse, nonché inaudite ondate di
profughi climatici, saranno ovviamente a carico delle presenti e soprattutto delle prossime
generazioni, per tempi imprevedibili.
La crisi ecologica, che si somma e intreccia con quelle sociali, finanziarie, tecnologiche e
geopolitiche, è a monte etica e culturale, il riflesso della mentalità “dopo di noi il diluvio”.
Gli scenari distopici da tempo prospettati dagli scienziati cadono nel vuoto, ignorati dai
“poteri forti” troppo impegnati ad espandersi ed arraffare, investendo nel fossile, nel
militare, nel supertech.
Da chi è indifferente e ostile verso i contemporanei, come aspettarsi sensibilità e
responsabilità verso i posteri? I “boomers”, almeno in parte, volevano cambiare il mondo
e invocavano la rivoluzione; che è poi arrivata sì, ma di segno opposto. Ora, se c’è una
speranza viene ancora dai giovani, specialmente quelli dei “Fridays for future” e tutti quelli
disposti a scalzare le élites gerontocratiche al potere, a credere e impegnarsi per un
possibile mondo migliore.