Riflessioni di Luigi Franco dopo la lettura del libro di Irene Doda “L’utopia dei miliardari. …” – Corneliano d’Alba, 7 ottobre 2026

Ho scoperto per caso il bel libro di Irene Doda “L’utopia dei miliardari. Analisi e critica del lungotermismo” (ed. Tlon, 2024) e l’ho letto con grande interesse ( come intendo fare anche col successivo “Onnipotenti. Come i tecnofascisti stanno plasmando il nostro futuro”, ed.Fuoriscena, 2026). Un interesse come forse non provavo da trent’anni, quando lessi un’opera di Frank Tipler altrettanto stimolante anche se di segno opposto, “La fisica dell’immortalità” (Mondadori, 1995).
Si tratta in effetti di temi basilari che inducono a profonde riflessioni. A partire dall’idea che il futuro è una questione troppo seria per lasciarla solo agli scienziati o, peggio, a dei Paperoni tecnofascisti la cui ideologia è, come afferma l’autrice, “ la deliberata ignoranza dei mille futuri possibili a cui alterità e differenza possono condurre” (p.75). E’ più che mai urgente “riappropriarci dell’immaginazione del futuro, un futuro che possiamo pensare come radicalmente differente dal presente e dal passato che conosciamo” (p.69)
Sottoscrivo l’appello a riprendercelo, il futuro, a non lasciare che a prospettare scenari a medio o lungo termine sia solo una oligarchia, la famigerata super-classe dei “padroni del mondo”. Dietro la loro facciata di valori superiori e pretese ottimizzazioni, ciò che perseguono è sempre il potere, e se possibile l’ immortalità personale sub specie technologica.
Sarebbe bene invece che il potere, così come la ricchezza e la conoscenza, fossero democraticamente distribuiti, e il futuro considerato un bene collettivo da costruire insieme.
Provo dunque, dal modesto canto mio e dando libero sfogo alla fantasia, a immaginare una umanità diversa: consapevole di trovarsi al punto di svolta più fatale della sua storia; decisa a sbarazzarsi di guerre e armamenti, razzismi e intolleranze, ingiustizie e avidità; confederata in una Repubblica Terrestre per progettare e deliberare il destino del pianeta. Una visione globale di fraternità umana, che comprenda anche le altre specie della biosfera. Allora, alle distopie dei miliardari si potrebbe contrapporre una “utopia dei proletari ludisti”, e al lungotermismo d’élite un “mediotermismo” inclusivo. Parola desueta, proletari, in tempi in cui di prole se ne fa sempre meno, a vantaggio di cani o robot da compagnia. Quanto al termine “ludisti”, pur evocando i fautori di una gestione critica delle tecnologie, allude a proletari ludici nel senso di ironici, a rischio di essere ritenuti ingenui e puerili sognatori.
Nella mia immaginazione, o speculative fiction, si confrontano tre partiti.
Il primo è un “Whemt” nichilista, favorevole all’estinzione volontaria dell’umanità, supposta fallimentare e incorreggibile.
Il secondo è quello dei suddetti lungotermisti tecnomiliardari, che puntano sulla “quantità”, ossia a un’espansione cosmica di civiltà post- e trans-umane, e comunque alla massima diffusione della vita intesa come valore sommo, sicché “più ce n’è, e meglio è”.
Il terzo gruppo, quello dei sedicenti proletari ludisti, è sì propenso a proseguire l’esperimento umano ma a certe condizioni, a patto cioè di migliorarne l’andamento, per sé e per il resto della biosfera. Essa non mira a “uscire dalla culla”, a colonizzare l’universo con creature bio-artificiali (super-umani in provetta, potenziati, ordinati su misura on line, replicanti, cyborg ecc.), ovvero con essenze angelico-digitali e simili. No, anzi, propone limiti e cautele, moratorie e restrizioni, in base a principi di responsabilità e precauzione. La tecnica – come il sistema economico-finanziario – non deve più essere un Golem impazzito, monopolio di élite plutocratiche, ma al servizio della centralità umana, al fine di assicurare a tutti una vita “sufficientemente buona”.
Laddove, grazie a pedagogia, educazione e maieutica socratica, tutti avessero adeguati strumenti critici, corretta informazione e facoltà d’espressione, penso che delle suddette tre fazioni tenderebbe a prevalere l’ultima. Lasceremmo così le faustiane velleità di superomismo e proliferazione cosmica, per tenerci stretta la nostra perfettibile condizione umana. La cui dimensione spaziale è e resterà la Terra, il “pale blue dot” di cui parlava Carl Sagan, dove c’è molto da fare per trasformarla in un giardino accogliente, anziché una giungla, un deserto o la dantesca “aiola che ci rende tanto feroci”.
(Continua )

Dal libro “Non mi chiamo giocondo” di Gianni Rinaudo il cap.7 “SEPARAZIONE BANCARIA, 7A, PAN-FEDERALISMO”

Dal libro “Non mi chiamo giocondo” di Gianni Rinaudo (Il libro, presentato il 5 Settembre 2026,  è stato stampato in 100 copie  ed è stato donato ad amici, amiche e conoscenti ed è in corso la donazione alle biblioteche di Alba, Bra, Mondovì, Cherasco, Narzole, Bene Vagienna, Farigliano, Piozzo, Carrù e Bastia M.) .

CAP. 7 – SEPARAZIONE BANCARIA, 7A, PAN-FEDERALISMO

Casualmente, nel mese di Settembre del 2011, intercetto sul web l’iniziativa  degli onorevoli  Bossi e Peterlini, di cui però in questi ultimi anni non ho più trovato traccia. Si trattava di  una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo: “SEPARAZIONE TRA BANCHE ORDINARIE E BANCHE SPECULATIVE”. I due onorevoli si prefiggevano di rimettere  in Italia la separazione  bancaria di cui non conoscevo il significato. Mi informo sulla questione della separazione tra banche ordinarie e banche speculative … e scopro l’esistenza  dell’Associazione MoviSol guidata da Liliana Gorini. Infatti sul sito di questa associazione leggo e ancor oggi si può prendere visione del seguente comunicato:

   “Italia: progresso del ddl Peterlini per la separazione bancaria – 28 febbraio 2012 (MoviSol) – Il disegno di legge n. 3112 del sen. Oskar Peterlini per la separazione delle banche commerciali dalle banche d’investimento secondo le linee della legge Glass-Steagall, presentato il 25 gennaio, ha ottenuto altri cinque firmatari. Oltre al sen. Mario Baldassarri, presidente della Commissione Finanze, ci sono Oreste Tofani, Laura Allegrini, Basilio Giordano e Esteban Juan Caselli, tutti del PdL. Così ora, tra i sedici firmatari sono rappresentate quasi tutte le forze parlamentari.

    Peterlini ha colto l’occasione per offrire un riconoscimento pubblico al movimento di LaRouche per la tenacia nel condurre una campagna mondiale a favore della riforma del sistema finanziario. Il suo appello per un movimento popolare in sostegno della legge è stato accolto da un altro firmatario, il senatore leghista Fabio Rizzi, che è stato intervistato successivamente. Anche l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio è intervenuto nel programma, raccontando che nel corso della recente visita al Parlamento Europeo di Mario Monti, egli ha chiesto al Premier italiano di farsi latore della proposta di separazione bancaria in sede europea approfittando dei suoi collegamenti col mondo finanziario, ma Monti si è rifiutato di rispondere.

Ortelli ha annunciato di voler fare un check-up dello stato del ddl Peterlini ogni settimana, e Gorini ha annunciato che presto un ddl simile potrebbe essere presentato alla Camera.

    L’adesione di Baldassarri lascia sperare che la legge approderà in Commissione, anche se, come ha spiegato lo stesso Peterlini in un’intervista radiofonica, tra le numerose proposte di legge presentate in Parlamento, solo quelle al centro del pubblico dibattito approdano in commissione ed eventualmente in aula. Per questo è essenziale mobilitare un sostegno pubblico. Peterlini ha rilasciato queste dichiarazioni in un’intervista a Radio Padania, nel corso di un programma speciale dedicato a Glass-Steagall condotto da Roberto Ortelli e con Liliana Gorini e Andrew Spannaus di MoviSol in studio (Cfr . link https://archive.movisol.org/12news038.htm )”.

In realtà avevo iniziato a occuparmi di questioni d’economia quando intuisco che la “nostra  banca”- in cui come famiglia avevamo il conto e ricevevamo lo stipendio – era in procinto d’essere assorbita da  un grande gruppo bancario.  Nei mesi a seguire apro su Facebook una pagina di riflessione sui temi economici (Cfr.    https://www.facebook.com/profile.php?id=10006702004200  Economia Politica Giustizia Lavoro nella Visione Globale Micro e Macro ).

Nella storia braidese  recente vi è un capitolo  di cui quasi non si accenna, che è stato rimosso dalla gran parte dei cittadini. Alcune info sul  passaggio di questa nostra storica realtà economica alla BPER le possiamo cogliere dagli articoli apparsi sui  settimanali del territorio.

I nostri settimanali ne hanno scritto a volte con i titoli anche in prima pagina: “La fusione di Cassa di Risparmio di Bra (CR Bra) in BPER Banca è stata formalizzata con effetti dal 27 luglio 2020, con effetti contabili e fiscali decorrenti dal 1° gennaio 2020, completando un processo iniziato con il passaggio della maggioranza a BPER già nel 2012”.

Rammento  che la banca di Savigliano (CRS) e quella di Fossano (CRF) non sono state assorbite da nessun gruppo bancario e continuano la loro mission a servizio dei cittadini delle loro città e non solo. Una domanda è quindi lecito scrivere: perché la CRB è entrata  a far parte del gruppo BPER?

Economia non è solo occuparsi del denaro, del risparmio, delle azioni, dei bot, … Penso che una sensata  visione economica dovrebbe innanzitutto considerare essenziali  i 4 elementi (aria, acqua, terra ed energia/fuoco) e questi in relazione con la vita dell’umanità, di noi uomini e donne, nella vita quotidiana.

Preoccupazione di ogni vita quotidiana, oggi, è soprattutto disporre del necessario per vivere in modo degno. Però il denaro, che è uno strumento, l’abbiamo fatto diventare un fine e con l’inganno della Banca Universale (annullamento della separazione tra banche commerciali e speculative) i risparmi dei cittadini, i piccoli risparmi, vengono utilizzati dai grandi gruppi finanziari per realizzare speculazioni a loro vantaggio.

Sarebbe cosa buona e giusta,  per noi cittadini , riuscire a far approvare dai  governanti la separazione della finanza speculativa (derivati ed affini …) dalla finanza ordinaria, che è utile alle imprese ed alle famiglie.

Esattamente come fece nel 1933 il Presidente Roosevelt con la legge bancaria Glass-Steagall che mirava a introdurre misure per contenere la speculazione da parte degli intermediari finanziari e prevenire le situazioni di panico bancario.

   La prima misura fu quella di istituire la Federal Deposit Insurance Corporation con lo scopo di garantire i depositi e prevenire eventuali corse allo sportello e ridurre il rischio di panici bancari.

La seconda misura prevedeva l’introduzione di una netta separazione tra attività bancaria tradizionale e attività bancaria di investimento. In base alla legge, le due attività non poterono più essere esercitate dallo stesso intermediario, realizzandosi così la separazione tra banche commerciali e banche di investimento. La ratio di tale ultimo provvedimento era quella di evitare che il fallimento dell’intermediario comportasse altresì il fallimento della banca tradizionale: in questo modo, si impediva, di fatto, che l’economia reale fosse direttamente esposta al pericolo di eventi negativi prettamente finanziari. Per via dell’ abrogazione, nel 1999, della Glass-Steagall nella crisi del 2007 è accaduto proprio questo, quando l’insolvenza nel mercato dei mutui subprime, iniziata nel 2006, ha scatenato una crisi di liquidità che si è trasmessa immediatamente all’attività bancaria tradizionale, in quanto quest’ultima è in commistione con l’attività di investimento, in questo caso immobiliare.

Curioso è poi constatare che né il centro destra e  né il Pd e nemmeno i 5 Stelle abbiano mai inserito  nei loro programmi economico-finanziario-elettorali questo obiettivo: la separazione bancaria (Cfr. http://www.movisol.org/12news240.htm).

   Altro aspetto economico che ho approfondito e  divulgato  per diversi anni – con gli strumenti web a disposizione e con la disponibilità del Direttore Claudio Puppione che ha accolto diversi miei interventi scritti  sulla questione – sono state  le “nostre” 7 A : Agricoltura, Alimentazione, Artigianato (di qualità made in Italy), Ambiente (paesaggio), Archeologia, Arte, Aria (qualità).    

   Queste “7A” tradotte in linguaggio imprenditoriale classico equivalgono ad agro-alimentare, turismo ed artigianato made in Italy, che  dovrebbero  essere integrate con una nuova visione della viabilità e della mobilità in modo da essere   più sostenibili economicamente. Per raggiungere questo obiettivo sarà indispensabile migliorare il  trasporto ferroviario  e così far  meno uso della gomma/asfalto.

Se la ferrovia richiede 1 (uno) in manutenzione le strade richiedono almeno 3 (tre) volte tanto! L’AI, che ho interrogata, recentemente,  sulle caratteristiche dell’ agro-alimentare, del turismo e dell’ artigianato Made in Italy , ha  così risposto:  “ Il Made in Italy in ambito agroalimentare, turistico e artigianale si distingue per la capacità di fondere tradizione secolare e innovazione tecnologica, creando un’esperienza di acquisto e di viaggio basata sull’autenticità e sulla qualità certificata. Al 2026, l’intera filiera agroalimentare contribuisce per oltre 700 miliardi di euro al sistema produttivo nazionale. Il settore agro-alimentare è un pilastro dell’economia italiana che punta sulla reputazione e sul valore delle denominazioni protette piuttosto che sui volumi di massa. Il Made in Italy funge da “vettore identitario” che attrae oltre il 42% dei turisti internazionali, generando una spesa turistica di circa 13,9 miliardi di euro. L’artigianato rappresenta l’ossatura del sistema manifatturiero italiano, con oltre 185.000 imprese direttamente collegate alla domanda turistica. Artigianato Aumentato: è il nuovo paradigma (Campagna Nazionale 2026) che vede l’integrazione tra la manualità tradizionale e gli strumenti digitali e l’innovazione tecnologica. Presidio del Territorio: Le botteghe artigiane sono elementi di coesione sociale, essenziali per la vitalità delle comunità, specialmente nelle aree interne. Filiera Integrata: Organizzazioni come Confartigianato connettono produzione manifatturiera (moda, regali), servizi alla persona (benessere) e ospitalità, creando un’offerta turistica completa (Cfr.https://ilparlamentomagazine.it/made-in-italy-leccellenza-agroalimentare/ – https://www.congusto.com/blogs/journal/il-peso-reale-del-made-in-italy – https://www.mimit.gov.it/it/eventi-2026/in-campagna-nasce-il-made-in-italy –

https://www.mimit.gov.it/en/eventi-2026/turismo-made-in-italy-la-formazione-la-multilateralit-delle-competenze-le-professioni-dell-accoglienza-identitaria – https://www.aise.it/economia/made-in-italy-e-turismo-un-binomio-da-139-miliardi-di-euro/231510/1 – – https://www.confartigianato.it/2026/04/oggi-al-mimit-con-il-ministro-urso-al-via-la-campagna-nazionale-artigianato-futuro-del-made-in-italy/ )”.

   Ho interrogato nuovamente AI Overview domandando il suo punto di vista sulle  “nostre” 7 A : Agricoltura, Alimentazione, Artigianato (di qualità made in Italy), Ambiente (paesaggio), Archeologia, Arte, Aria (qualità).

A seguire riporto la sua risposta: Questa sintesi rappresenta un approccio olistico e integrato alla valorizzazione del territorio italiano, andando oltre le tradizionali “4A” (Abbigliamento, Agroalimentare, Arredamento, Automazione) per includere elementi essenziali di sostenibilità, cultura e qualità della vita.

    Ecco una disamina dei 7 pilastri:

Agricoltura: rappresenta la base della biodiversità e la tutela del territorio. L’agricoltura italiana, sempre più orientata al biologico e all’integrato, non produce solo cibo, ma gestisce il paesaggio rurale.

Alimentazione: legata alla Dieta Mediterranea e alla valorizzazione dei prodotti DOP e IGP, la qualità alimentare italiana è riconosciuta globalmente e unisce tradizione, salute e identità culturale.

Artigianato (di qualità Made in Italy): la maestria manifatturiera che trasforma le materie prime in opere uniche (moda, design, meccanica). È il cuore del “bello e ben fatto” italiano.

Ambiente (paesaggio): la tutela del paesaggio rurale e naturale, elemento identitario italiano, contro il degrado e il consumo di suolo.

Archeologia: il patrimonio storico diffuso che rende unico il territorio, spesso integrato con l’agricoltura e la valorizzazione ecomuseale.

Arte: non limitata ai soli musei, ma intesa come bellezza diffusa, cultura e creatività che arricchisce il contesto di vita e stimola l’economia culturale.

Aria (qualità): un indicatore moderno e cruciale di benessere ambientale e sostenibilità, strettamente legato alle politiche di transizione ecologica del territorio.

   Questo approccio si riflette in iniziative di sviluppo locale, come il Museo diffuso dei 5 sensi di Sciacca, o in strategie regionali che puntano sulla qualità del paesaggio rurale.

Per quanto riguarda la separazione bancaria, al fine di giustificarne l’importanza nel dibattito pubblico di quel periodo – secondo il mio  modesto parere sarebbe necessaria e utile ancora al presente –   riporto integralmente l’articolo di Massimo Riva su L’Espresso del 3 Gennaio 2013 e ne allego la fotografia.

   “Si stenta a condividere  il generale entusiasmo con  il quale è stato salutato l’accordo per un  primo embrione  di  unione   bancaria europea. Il   troppo  tempo  perso in  trattative, minate da egocentrismi nazionali, avrebbe   dovuto   almeno essere recuperato  con scelte  più coraggiose  e puntuali. Così non é stato: il nuovo regime  di vigilanza bancaria sotto la guida centralizzata della BCE entrerà in vigore soltanto fra quattordici mesi e riguarderà, si i maggiori istituti di credito, ma non la generalità del sistema. Sarà che il meglio è  nemico dei bene, ma il risultato è l’ennesimo  compromesso    al ribasso. Nel segno   di quel vizio di fondo del concerto europeo   già   emerso con  la crisi greca ovvero l’incapacità ad  assumere le decisioni con  la necessaria tempestività  ed efficacia d’iniziativa.

   UNO DEI PREGI PIÙ DECANTATI  del  nuovo  regime creditizio unitario   dovrebbe essere quello di intervenire sui meccanismi di salvataggio delle banche   spezzando il  legame pernicioso fra crisi degli’ istituti di credito e debiti pubblici nazionali. Dapprima in Irlanda, poi in Portogallo e ora in  Spagna la minaccia di default di banche importanti, infatti, è stata scongiurata  solo con massicci  esborsi di capitali pubblici che hanno fatto lievitare enormemente   i debiti sovrani. Così rendendo  più fragili ed esposte non soltanto le finanze di quei singoli paesi, ma anche l’area Euro nel suo complesso.

   Invece, una  volta che sia operativa la  vigilanza unica, sarà il Fondo-europeo  salva-Stati a ricapitalizzare direttamente  le banche in difficoltà senza far gravare ulteriori oneri sui bilanci nazionali.

   Bene, si dirà: nessuno potrà sottovalutare il peso anche  politico di   questa scelta mutualistica  che  apre  sperabilmente  la strada a un  maggiore spirito di solidarietà fra i paesi dell’Unione europea.  Sorge, tuttavia, prepotente il dubbio

che si stiano chiudendo  le stalle quando ormai  i buoi sono scappati ovvero quando ormai l’esplosione dei debiti pubblici per  sovvenzionare  le banche si è già verificata. Perché non aver agito prima?  Ne oggi è di gran consolazione   sapere che, dal  primo marzo  del  2014 si  cambierà finalmente registro con l’entrata in vigore dell’Unione bancaria.

   Resta poi più che mai sospesa un’altra e più  radicale ragione di perplessità su modi   e termini con cui si sta affrontando il nodo della stabilita del mercato creditizio in  Europa e in generale nel sistema occidentale.

   Le tempeste  finanziarie di questi ultimi anni hanno provocato   danni così estesi anche all’economia reale da far ritenere che abbia assai poco senso e ancor  meno utilità ed efficacia il proposito di risalire la china dei guai ricorrendo soltanto al  prontuario di una più severa e  accentrata vigilanza sui bilanci delle banche. Anziché  intervenire a valle per sanzionare  eventuali eccessi di azzardo ormai   compiuti da qualche  istituto, ben più solida sarebbe la soluzione di operare a  monte con regole che leghino le mani in partenza ai banchieri  di poco scrupolo e di elevata temerarietà.

    PER ESEMPIO,  quel vecchio saggio  di Paul Volcker –  che parla dall’interno del sistema essendo stato glorioso presidente della Federal Reserve – da tempo sostiene l’esigenza di ritornare a quella netta distinzione di  compiti e ruoli fra  banche ordinarie   e banche d’investimento speculativo che, a partire dagli anni Trenta, ha offerto un  buon  mezzo secolo di sostanziale stabilità ai mercati creditizi del mondo  occidentale.

    Nonostante   l’autorevolezza della fonte, però, l’ipotesi di Volcker non ha  incontrato grande  fortuna. Si, il presidente   Obama l’ha pure  raccolta, ma ci ha pensato subito la maggioranza   repubblicana   al Congresso  a  farla a pezzi. Quanto  all’Europa il tema latita nell’agenda  dei vertici dell’Unione. Non  pago di aver già scaricato sui conti pubblici i costi abnormi   del banditismo  bancario come   lo chiama Paul Krugman,  il potere politico  rimane subalterno  o   comunque incapace di sottrarsi ai ricatti di chi non vuole regole serie per la giungla del credito. E questo è il peggior viatico per la nascente  unione bancaria”.

Per offrire un contributo al dibattito sulle questioni economiche, come  SL abbiamo realizzato 2 convegni. Il primo nel 2015 a Fossano e il secondo nel 2016 ad Alba. Le locandine dei due eventi furono realizzate da Mauro La Martina e Federico Pace.

Nel comunicato stampa scritto in occasione  del convegno di Alba del 12 Novembre 2016 presentai  le motivazioni che ne sorreggevano l’iniziativa.

   “E’ urgente separare le attività bancarie ordinarie e speculative. In questi anni di convegni, di conferenze, ecc… – su argomenti di ogni genere – ne abbiamo organizzati diverse centinaia … Questo Convegno è tra i più difficili … non perché si parli di economia, denaro ecc… NO! E’ difficile in quanto si ha la sensazione che sia quasi impossibile incidere, come cittadini, sugli Amministratori politici, per riportare la SEPARAZIONE BANCARIA, ovvero impedire alle grandi banche di continuare ad usare il denaro dei semplici cittadini ed anche degli imprenditori come base per la loro speculazione selvaggia, senza scrupoli.

   A scanso di equivoci si ricorda che è stato Clinton nel 1999 ad affossare la Separazione Bancaria ripristinando la “banca universale” e limitò la famosa legge Glass-Steagall voluta dal Presidente Roosveelt, varata negli Stati Uniti nel 1933 e di fatto abrogata nel 1999.

   A prima vista si può pensare che “banca universale” sia meglio della separazione bancaria. Gestire gli Istituti bancari in modo “universale” e non “separato”, soprattutto da parte delle grandi banche, permette di fare mescolanza tra denaro frutto del lavoro, dell’impresa e del risparmio ed il denaro tossico, della speculazione. Quindi attenzione a non farsi ingannare da parole roboanti, tendenti all’utopia e che invece nascondono l’ingordigia rapace di alcuni grandi gruppi finanziari.  La separazione delle attività bancarie (tra ordinarie e speculative) consentirebbe di salvaguardare meglio i risparmi dei cittadini anche perché eliminerebbe i conflitti d’interesse interni agli istituti di credito che svolgono sia attività di raccolta del risparmio che attività d’investimento e permetterebbe, inoltre, di incoraggiare lo spostamento delle risorse nell’economia reale, a discapito delle attività speculative che hanno molta responsabilità nell’attuale crisi economica. Alcuni esperti affermano che la massa di denaro speculativo equivale a circa 20 volte il prodotto interno lordo mondiale. La speculazione finanziaria, oltre ad avere alcune somiglianze con il gioco d’azzardo, se è esercitata da persone che dispongono di masse enormi di denaro condiziona pesantemente la nostra vita quotidiana ed anche la vita degli stati.

   A noi semplici cittadini il denaro serve per alimentarci, vestirci, curarci, pagare i mutui della casa, permettere ai nostri figli una buona istruzione, … Invece se si leggono i dati riguardanti la ricchezza delle multinazionali finanziarie e non solo si scopre che costoro si consorziano nelle cosiddette lobby ed investono svariati milioni per condizionare, con i loro consulenti ed addetti, i parlamenti nazionali e transnazionali.

   I grandi gruppi non sembrano infatti per nulla scalfiti a causa della crisi iniziata nel 2007-2008. Talvolta i loro utili sono cresciuti del 340%. La separazione bancaria è osteggiata soprattutto da grandi gruppi che esercitano pressioni sulle scelte dei politici nazionali ed internazionali. L’attività lobbistica presso gli uffici dell’Unione Europea è forte soprattutto perché normata e resa trasparente e teoricamente accessibile a tutti i cittadini.

   E’ nell’interesse di tutti noi semplici cittadini e cittadine riempire la Sala Riolfo di Alba, sabato 12 novembre, in modo da inviare un forte messaggio ai nostri Amministratori locali perché operino al fine di far sbloccare nel Parlamento Italiano le proposte di legge presentate da tutti i gruppi politici per far si che venga ripristinata la separazione bancaria.

   Si ricorda per correttezza che le banche di credito cooperativo sono le più propense alla separazione bancaria e le meno propense a far uso della speculazione, eccetto sporadici casi. Quindi ricordatevi di questo importante convegno di sabato 12 novembre e cercate d’esserci … non si trattano argomenti difficili, anzi. Difficile e complicata la gestione del denaro non è, anche se si vuol far credere che occuparsi di economia non sia così semplice… Attenzione a tutte le storie costruite ad arte per esercitare potere sulla maggioranza delle persone da parte di un’esigua minoranza di ricchi e potenti sempre più ricchi!

Ecco il programma: www.spiriti-liberi.it organizza Sabato 12 novembre 2016 – ore 9,30 -12,30 Alba c/o sala Riolfo – cortile della Maddalena, via Maestra Convegno su: Convegno su: “L’ ECONOMIA REALE tra Separazione Bancaria e Microcredito” Interverranno Liliana Gorini Presidente del Movimento Solidarietà, Laura Castelli Parlamentare, Gianna Gancia Cons Regionale, Paolo Alemano Cons Regionale, Fabrizio Biolè Sindaco di Gaiola. Introdurranno: Marta Giovannini avvocato e Ivano Martinetti Cons comunale. Modera il convegno ed il dibattito Gianni Rinaudo  del blog http://www.spiriti-liberi.it .”

  Nella Rivista Idea del 1 Ottobre 2015 a pag. 87 il Direttore Claudio Puppione sintetizzò in tal modo il tradizionale comunicato stampa in occasione del convegno del 12 Ottobre 2015 a Fossano: “Quale  economia per il lavoro e lo sviluppo del nostro territorio provinciale?”

   “Il gruppo spiriti liberi organizza per lunedì 12 ottobre, aie 20,45, a Fossano, presso il castello degli Acaia, la conferenza-dibattito “Quale  economia per il lavoro e lo sviluppo del nostro territorio provinciale?” con  ingresso  libero e aperto a tutti.

   Interverranno: Stefano Sibilla che parlerà su “Costi della chiusura del  24% (Quasi 500 chilometri) della rete ferroviaria piemontese” e  Renato  Lanzetti che interverrà intorno    all’ argomento “Delle cose che  cambiano… e  noi”, mentre  Giorgio Pellicelli incentrerà l’intervento intorno al tema “Orizzonti dell’economia piemontese… e  dell’auto”. A moderare  sarà il braidese Gianni Rinaudo tra i promotori del gruppo spiriti-liberi.it.

   Ecco alcune informazioni sui relatori. Stefano Sibilla é ingegnere elettrico, poliglotta, appartenente al Collegio ingegneri ferroviari italiani di Torino. Ha esperienza professionale in equipaggiamenti per rotabili ferroviari, brevetti, impiantistica. E’ imprenditore  e anche presidente del comitato Tal e  cofondatore di Afp . Renato   Lanzetti, economista di professione  dal 1973, ha lavorato presso la “Soris”, alla Direzione studi economici  e strategie della Fiat e all’IRES – Istituto di ricerche economico sociali della  Regione  Piemonte,   come dirigente  dell’area  di ricerca “Politiche industriali” e direttore vicario. E? autore di   numerose pubblicazioni in materia di economia  regionale, di dinamica dei settori produttivi, di processi di internazionalizzazione delle imprese, e innovazione  tecnologica, di piccola impresa, di evoluzione delle economie  locali e di politiche di sviluppo locale  e di valutazione delle politiche pubbliche. Giorgio Pellicelli è docente presso la Facoltà di economia dell’Università di Torino dal 1966. Ha diretto la Scuola  di   Amministrazione dell’Università di Torino dal  1973 al 2000. Attualmente  ricopre la cattedra di strategie d’impresa.  E’ coordinatore del “master  of management”    (Mba)   della Facoltà di economia, del “master”   in  “marketing”   e  comunicazione   della stessa Facoltà e  del “master  in  “marketing   management”   di Fiat auto.”

Pare che in Italia ci siano 37miliardari e 384mila milionari su 59milioni abitanti. Viviamo anche noi un’ ottima sproporzione pur essendo  ancora una delle “nazioni” (dato il “Sitz im Leben” attuale) con più stato sociale.

I dati sulla sproporzione della ricchezza italiana  dovrebbero renderci  consapevoli che è necessario tanto lavoro per portare proporzionalità anche nella nostra penisola. Le organizzazioni (partiti e sindacati) deputate a svolgere questo ruolo purtroppo hanno in parte fallito.

Mi auguro che la nostra Costituzione (ottima!!!) ispiri le nuove generazioni e che queste riescano a riorientare la deriva sproporzionalista mondiale, che ha avuto inizio in Italia, e in modo determinato, dopo il 1978.

L’Italia è stata anche il paese da cui ha avuto inizio, alla fine del decennio 1990-2000, l’annullamento della “separazione bancaria” voluta dal presidente Roosevelt nel 1933 al fine di tutelare il risparmio dei cittadini e delle imprese dopo la crisi del 1929. Invece la creazione delle cosiddette “banche universali” ha dato la stura alle speculazioni con la creazione dei derivati …

Condivido il pensiero scientifico del sociologo/antropologo  Rubbo Muller per cui ogni società si basa su 14 sistemi sociali (parentale, sanitario, commerciale, solidaristico, ludico, comunicativo, educativo, economico, produttivo, religioso, di sicurezza, organizzativo, giuridico e di precedenza) tutti quanti ugualmente importanti. L’economia quindi  è  importante come  tutte le altre attività umane.

Il fatto che il sistema economico-finanziario, oggi domini la vita umana sul pianeta è una perversione che necessita di una urgente riorientazione. I feedback in tal senso sono molto evidenti  e mi auguro che gli stessi fautori di tanta sproporzionalità si capacitino verso una maggior distribuzione di quanto enormemente accumulato.

I tempi futuri richiederanno una nuova rivisitazione della libera iniziativa, della proprietà privata e del limite della ricchezza e della povertà. La  Costituzione italiana in tal senso potrebbe essere il quadro di riferimento, con le necessarie integrazioni culturali, dei popoli del mondo.

Anche nella attività didattica ho dedicato, con le colleghe di allora, molte  energie professionali alla realizzazione di un  teatro  finalizzato ad aiutare gli alunni e le alunne a comprendere meglio alcuni nodi dell’economia contemporanea. Lo spettacolo dal titolo “ NEL MONDO DELL’ECONOMIA E DELLA FINANZA a cura della 5 A del Tempo Pieno di BRA, 12 scenette per intrattenere piccoli e grandi” è visionabile al link  https://www.youtube.com/watch?v=SdTJiFuzQcI.

La riflessione sulle questioni economiche, oggi  aspetto dominante nella vita umana, mi ha convinto che il futuro verso PIU’ VITA per tutti e tutte del Pianeta Terra, che è un sistema aperto, potrà essere un unico stato mondiale organizzato in modo  pan-federalista.

Ho interrogato l’intelligenza artificiale su questo termine, che uso dal 2012, perché non conosco  degli autori che ne abbiano scritto in modo approfondito.

   Ecco le tre versioni che mi ha inviato AI Overview attraverso il motore di ricerca Google utilizzando la chiave di ricerca “Il pan-federalismo” :

1a) Il pan-federalismo è un concetto che sostiene l’organizzazione politica basata sulla ricerca di garanzie per soggetti sovrani di comunità pluralistiche, spesso inteso come un sistema di federalismo multilivello. Si oppone alla mono-egemonia mondiale, promuovendo piuttosto la creazione di reti federali per gestire le relazioni internazionali.

Definizione: Ricerca di garanzie per comunità pluralistiche e sovrane.

Federalismo Multilivello: Spesso interpretato come un approccio strutturato su vari livelli (locale, nazionale, sovranazionale).

Contesto: Sostiene la creazione di tribunali internazionali e sovranazionali, talvolta associato a visioni federaliste laiche ed europeiste.

Opposizione: Si contrappone all’idea di un’unica egemonia mondiale, promuovendo invece il superamento dei blocchi bipolari.

In sintesi, il pan-federalismo cerca di strutturare il potere politico in modo diffuso e cooperativo, garantendo l’autonomia delle diverse comunità all’interno di una struttura federale più ampia.

2a) Il pan-federalismo è un approccio politico che promuove la creazione di un sistema federalista multilivello per garantire le sovranità di comunità pluralistiche. Si oppone alla mono-egemonia mondiale, sostenendo una struttura basata su garanzie per soggetti sovrani. Questo concetto si lega spesso all’idea di un federalismo esteso, che parte dall’Europa e mira a una democrazia sovranazionale.

   Caratteristiche Principali del Pan-federalismo:

   Federalismo Multilivello: Promuove una struttura organizzativa a più livelli, non limitata allo stato-nazione.

   Tutela delle Comunità: Cerca garanzie per soggetti “sovrani” e comunità pluralistiche.

   Opposizione all’Egemonia: Si contrappone all’idea di una mono-egemonia mondiale (es. Usa), specialmente nel contesto post-bipolare.

   Prospettiva Internazionale: Si associa a battaglie per tribunali internazionali e sovranazionali, spesso con un forte accento sulla pace e lo stato di diritto.

3a) Il pan-federalismo è un concetto politico che estende i principi del federalismo (ripartizione del potere tra un’autorità centrale e unità locali) su scala macro-regionale o globale, con l’obiettivo di unire popoli o stati diversi sotto un’unica struttura federale sovranazionale.

   Ecco i punti chiave per inquadrare il termine:

   Etimologia e Significato: Il prefisso pan- (dal greco “tutto”) indica l’aspirazione a un’unione totale di un insieme geografico o culturale. Si differenzia dal federalismo tradizionale perché non si limita a riformare uno Stato esistente, ma mira a crearne uno nuovo aggregando diverse nazioni.

   Esempi e Ambizioni:

   Pan-Africanismo Federalista: Movimento che sostiene la creazione di una federazione di tutti gli stati africani (come gli “Stati Uniti d’Africa”) per contrastare il neocolonialismo e promuovere l’unità del continente.  

Federalismo Europeo: Spesso inteso in senso “pan-europeo”, propone il superamento degli stati nazionali per formare gli Stati Uniti d’Europa.

   Obiettivo Politico: Il pan-federalismo cerca di coniugare l’unità politica globale (cosmopolitismo) con la tutela delle diversità e delle autonomie locali, evitando l’accentramento tipico degli imperi.

   Differenza con la Confederazione: Mentre in una confederazione gli stati mantengono la piena sovranità e il diritto di recesso, in un sistema (pan)federale la sovranità viene trasferita irreversibilmente alla nuova entità politica centrale.

   In sintesi, è la visione di un ordine mondiale o continentale basato su un patto (foedus) tra eguali che mantengono la propria identità pur agendo come un unico corpo politico per le questioni di interesse comune.

Da quanto mi è dato conoscere il termine non compare in nessun dizionario e in rete non vi sono autori che abbiano scritto sul pan-federalismo.

Penso che l’umanità per superare  l’istinto predatorio degli  umani, che costruiscono Stati  finalizzati a depredare altri Stati, debba costituirsi in un unico Stato federalista. Tale scelta organizzativa  è la sola, secondo il mio parere, che:

  1. a) impedirà, limiterà, guerre fratricide,
  2. b) favorirà il controllo delle società multinazionali, dei fondi quali BlackRock, che insieme a Vanguard e State Street, costituisce il gruppo dei “Big Three”, i tre maggiori gestori patrimoniali al mondo che detengono partecipazioni significative in oltre il 90% delle società dell’indice S&P 500. Queste istituzioni finanziare gestiscono trilioni di dollari, influenzando settori strategici, politiche aziendali e mercati azionari globali. ,…
  3. c) potrà stabilire un limite alla ricchezza e debellare la povertà, …

L’impianto organizzativo strutturale dovrà essere simile a quello degli Stati Uniti d’America integrando nella  carta costituzionale del nuovo Stato pan-federalista la Costituzione italiana, che tra tutte brilla per equilibrio e buon senso.

Propongo con il pan-federalismo la formazione di un unico stato mondiale in quanto le organizzazioni come l’ONU dimostrano di non riuscire a contenere le spinte predatorie e i numerosi conflitti. Inoltre i sistemi informatici potranno semplificare la partecipazione diretta delle cittadine e dei cittadini. Formando un unico stato mondiale secondo il pan-federalismo  non ci sarà più bisogno di usare la  guerra come strumento per manifestare l’istinto predatorio insito in ogni essere umano, in ogni gruppo umano, …

La partecipazione alle elezioni sarà obbligatoria e oltre al presidente o alla presidente eletto/a dal parlamento mondiale  vi saranno i vicepresidenti, corrispondenti al numero degli Stati oggi esistenti, che saranno eletti  dai loro cittadini  e insieme costituiranno il parlamento mondiale. Le elezioni del presidente e dei vicepresidenti seguiranno il modello delle elezioni europee, ovvero secondo il sistema elettorale proporzionale.

   Sul mio profilo Facebook così definivo il pan-federalismo nel 2012: “… vivere un territorio in modo federalista a 360 gradi significa che i cittadini di un  territorio, in ogni punto del globo, cercano il massimo di sussistenza tramite le  risorse che hanno a disposizione nello stato di appartenenza  e poi interscambiano con gli altri territori/stati il necessario per una vita dignitosa in modo  proporzionale, senza perseguire l’uguaglianza o la  disuguaglianza. Il sistema di vita pan-federalista  avrà come obiettivo lo sviluppo della diversità proporzionale dei cittadini. In tal modo sarà preservata la libera iniziativa, l’imprenditoria e questa a sua volta si realizzerà in modo collaborativo tra le diverse parti e il guadagno delle imprese sarà ridistribuito secondo i diversi livelli di responsabilità, dopo aver condiviso le somme per i  necessari investimenti futuri. In tal modo si dovrà porre fine al sistema predatorio che per molti secoli ha retto le sorti del mondo e che in questo presente sta rimanifestandosi causando guerre e di conseguenza milioni  di vittime.

   Solo un vero pan-federalismo ci libererà da guerre e distruzioni! Il pan-federalismo valorizza  lingue, culture, identità  diverse.

   Il pan-federalismo (l’autonomia di ogni territorio da ogni punto di vista e l’interscambio con gli altri territori per lo sviluppo della propria vita per raggiungere  un livello dignitoso della qualità della vita) salverà ogni territorio dalla omologazione che avanza grazie alla globalizzazione della comunicazione, che pur essendo un dato-elemento positivo rischia di diventare strumento mal usato in mano alla omologazione gestita dal predominio della finanza sull’economia. 

   Sono convinto pan-federalista. Ogni cittadino , ripeto, ogni cittadino  viva bene nel suo territorio e prima di tutto delle sue risorse e ogni  Stato non aggredisca in alcun modo gli altri Stati.

   Invece, ed è assai triste, che le nazioni dette più democratiche stiano pesantemente condizionando la vita di altri popoli …e solo grazie alla Russia e alla Cina, Stati non proprio democratici, oggi permane ancora una sorta di equilibrio che impedisce lo strapotere della finanza che domina nelle nazioni dette democratiche …

   Senza più confondere la malattia con la medicina. Dobbiamo togliere il potere alla finanza e ridarlo al sistema politico democratico pan-federalista, porre fine a un ciclo secolare di prevalenza, contro natura, dell’interesse particolare sull’interesse generale, cacciare i “maghi del denaro”, … anche nazionalizzando le banche? Nazionalizzare non è una priorità e in ogni caso non sarebbe sufficiente, bisogna cambiare le regole, distinguere tra banche produttive e banche d’azzardo, in modo che le banche ordinarie non possano più usare i soldi dei risparmiatori per speculare o prestare i soldi dei correntisti alle banche d’azzardo, tornando alle vecchie leggi degli anni Trenta.

Alla fine è tutta una questione di banche, finanza, economia? No, al contrario. Se si toglie il diritto, si domandava Agostino d’Ippona, cosa distinguerebbe lo Stato da una grossa banda di briganti? (Cfr. https://www.korazym.org/67476/senza-la-legge-che-cosa-e-lo-stato-se-non-una-banda-di-briganti-come-riconosciamo-che-cosa-e-giusto-benedetto-xvi-cita-santagostino-davanti-al-bundestag/).

   Bisogna tornare a sottomettere la superpotenza finanziaria alle regole degli Stati, altrimenti ogni diverso tentativo di superare questa stortura sarebbe soltanto la preparazione della crisi successiva.

   La questione centrale non è la fine di un ciclo economico, ma la profonda crisi storica che stiamo vivendo. La finanza sovrasta governi, politica, sindacati. Non conosce confini, etica, valori. E’ un mostro che si alimenta divorandoci e, infine, divorandosi.”

Bisogna riorientare la nostra società contemporanea promuovendo l’applicazione del  pan-federalismo attraverso  l’educazione alla visione globale in modo che gli Stati  siano il più possibile autonomi in ogni aspetto della vita utilizzando  le proprie risorse/energie  e poi chiedere la collaborazione energetica, mineraria, … degli altri Stati  dell’unica pan-federazione mondiale senza dimenticare che il vivere civile dovrà integrare i tre valori della  rivoluzione  francese: libertà, uguaglianza e fraternità.

A  conclusione di questo capitolo – in cui ho accennato da cittadino abbastanza consapevole a quelle  necessarie riorientazioni che ritengo utili, pur ipotetiche,  in ambito  economico e sociale  – vi invito a leggere due documenti  per  meglio consapevolizzare l’urgenza di concretizzare il pan-federalismo, che potrebbe iniziare a lenire i troppi guai in cui siamo immersi come umanità.

Il primo documento  tratta “La distrazione di Massa”  di Noam Chomsky di cui  riporto i titoli delle 10 strategie che sono usate, secondo questo autore, per manipolare i popoli attraverso i mass media. Si possono leggere integralmente al link  https://www.ulisseonline.it/controluce/la-distrazione-delle-masse/.

1-La strategia della distrazione

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.

3- La strategia della gradualità.

4- La strategia del differire.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.

    Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Il secondo documento è un articolo di Elisa Campisi, lo trascrivo integralmente, tratta le Disuguaglianze record nel mondo e sul perché l’Italia è il «Paese delle fortune invertite» (Cfr.https://www.avvenire.it/attualita/disuguaglianze-record-nel-mondo-perche-lltalia-e-il-paese-delle-fortune-invertite_103417).

   Il report Oxfam. Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica dell’organizzazione: «La ricchezza dei miliardari è aumentata a un ritmo tre volte superiore al tasso medio annuo registrato nei cinque anni precedenti». Disuguaglianze record nel mondo; perché l’Italia è il «Paese delle fortune invertite»

   Nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di tremila, con una ricchezza netta aggregata di 18.300 miliardi di dollari, una concentrazione mai registrata nella storia: è questo uno dei primi dati messi in evidenza nel rapporto sullo stato delle disuguaglianze economiche e sociali a livello globale e in Italia, pubblicato oggi da Oxfam – organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze – in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos.  

   «La fotografia che restituiamo nell’analisi è quella di un sistema economico globale in cui si acuisce la distanza tra “vincitori” e “vinti”, a discapito delle tante promesse che ci sono state fatte e delle ricette politiche che avrebbero dovuto portare all’emancipazione economica collettiva», commenta ad Avvenire Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia.

   Maslennikov mette in fila i numeri del report che più raccontano questa deriva: «Nell’ultimo anno, chi sta nelle posizioni apicali delle società ha visto le proprie ricchezze aumentare a dismisura. La ricchezza dei miliardari nel mondo è aumentata a un ritmo tre volte superiore al tasso medio annuo registrato nei cinque anni precedenti».

    Oggi i dodici miliardari più ricchi del mondo possiedono 2.635 miliardi di dollari, superiore a quanto ha in totale la metà più povera dell’umanità, ovvero oltre 4,1 miliardi di persone che posseggono solo lo 0,52% della ricchezza mondiale, a fronte del 43,8% nelle mani dell’1% più ricco.    Eppure, appena il 65% della ricchezza accumulata dai miliardari solo nell’ultimo anno basterebbe a portare tutta l’umanità alla soglia di 8,30 dollari al giorno e la loro ricchezza totale vale addirittura 26 volte l’ammontare necessario a riportare alla soglia di tre dollari al giorno chiunque viva sotto tale livello. «Se tutto resterà invariato, il mondo presto vedrà il primo trilionario della storia e contemporaneamente l’obiettivo di eradicare la povertà estrema entro il 2030 resterà un miraggio», sottolinea il policy advisor. Il trend di cui parla è quello già messo in luce anche dal report: il tasso di riduzione della povertà globale è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi sei anni e la povertà estrema è nuovamente in aumento in Africa.

   I tagli degli aiuti internazionali operati l’anno scorso dai governi di tutto il mondo potrebbero causare, nei Paesi più poveri, oltre 14 milioni di morti in più entro il 2030. Le disuguaglianze crescenti, inoltre, stanno mettendo in crisi i sistemi democratici: solo tre persone su 10 oggi vivono nelle democrazie, mentre nel 2004 erano uno su due.

   Oxfam quest’anno ha voluto sottolineare, inoltre, come il quadro tracciato finora aumenti l’influenza sproporzionata dei ricchi sul sistema economico e sulle scelte politiche. Un miliardario ha oggi quattromila volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune e anche quando non “scende in campo” la sua capacità di pressione è nettamente superiore a quella di altri player: negli Stati Uniti, per esempio, nel 2024 le aziende associate ai 10 uomini più ricchi del mondo hanno speso 88 milioni di dollari in attività di lobbying, mentre tutti i sindacati sommati insieme arrivano a 55 milioni.

    La mancanza di rappresentanza politica delle fasce sociali che hanno già minor voce si riflette anche nei media, che diventano appannaggio dei ricchi: sette delle 10 più grandi media corporation del mondo hanno proprietari miliardari.

   «La proprietà dei principali media e social network, oggi sempre più concentrata, consente a pochi attori di esercitare un condizionamento sul discorso pubblico, proponendo narrative che offrono una legittimazione morale all’estrema ricchezza», avverte Maslennikov. Le profonde iniquità sulla distribuzione della ricchezza riguardano anche l’Italia, “Paese delle fortune invertite”, come lo definisce il rapporto Oxfam. In termini di ricchezza netta, infatti, il 10% più ricco delle famiglie detiene il 59,9% della ricchezza nazionale, in aumento rispetto al 52,1% di 15 anni fa. Parallelamente, la metà più povera possiede appena il 7,4%, in calo di oltre un punto percentuale rispetto all’8,5% di fine 2010. In termini patrimoniali, il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede oltre otto volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei del nostro Paese, mentre il 5% più ricco è titolare di quasi la metà della ricchezza nazionale e in 15 anni ha beneficiato del 91% dell’incremento di questa.  

   Nell’ultimo anno la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata, in termini reali, di 54,6 miliardi di euro, raggiungendo un valore complessivo di 307,5 miliardi, distribuiti nelle mani di 79 individui in totale.

   Già oggi quasi due terzi della ricchezza dei miliardari italiani è ereditata, ma si stima che nel prossimo decennio “passeranno di mano” almeno 2.500 miliardi di euro: «Il tutto in un contesto normativo con un prelievo molto blando sulla ricchezza trasferita, che fa dell’Italia un paradiso fiscale per la successione». E mentre oltre 2,2 milioni di famiglie sono ancora in povertà assoluta, Oxfam individua alcuni ambiti in cui si potrebbe agire per ridare dignità alle persone, a partire, tra le altre cose, da uno schema di reddito minimo fruibile fino a quando la condizione di bisogno persiste, politiche per l’abitare, il contrasto alla stagnazione salariale e alla precarietà attraverso un’azione incisiva contro il lavoro nero e grigio.

   Nonostante le disuguaglianze siano aumentate, «osserviamo politiche che invece di intervenire sui mutamenti cercano in realtà di favorire gruppi sociali o territori che già godono di una condizione di relativo vantaggio». I cosiddetti «luoghi che non contano», quelli più trascurati, rimangono dunque senza prospettive: «La famosa provincia italiana, che non è poverissima ma risente di più di questo declino e dell’assenza di una politica industriale, è ormai in questa dinamica che crea smarrimento e malcontento.

Con maggiore facilità, le persone vengono intercettate da forze politiche populiste ed estremiste e il sentimento di esclusione si traduce in un voto antisistema o in un non voto».

Grazie  a Luigi Franco, che si è preso cura di leggere in anteprima questo testo, ho potuto  conoscere due autori significativi, che da diversi decenni, molto  prima di me,  riflettono e agiscono per promuovere tematiche che ho accennato in questo capitolo.

Nel 1980 Gustavo Adolfo Rol  ebbe l’intuizione degli “Stati Uniti del Mondo“ e allertò il mondo sulla necessità di unire i Popoli e gli Stati per combattere i nemici che noi stessi produciamo: guerre, ingiustizie sociali, carestie, pandemie, cambiamenti climatici, distruzione del creato, dissipazione delle risorse. L’11 gennaio 1987 lanciò un accorato appello ai giovani di tutto il mondo nel corso di un intervento alla trasmissione “Domenica in” condotta da Raffaella Carrà, in presenza dell’amico comune Franco Zeffirelli (Cfr. https://www.statiunitidelmondo.org/it/chi-siamo/appello).

Anche Luigi Ferrajoli – come scrive Niccolò Doni  su Pandora Rivista (Cfr. https://www.pandorarivista.it/author/niccolo-doni/) – ha pubblicato diversi libri sulla urgente necessità di lavorare per una Costituzione della Terra.

“ La società globale, sistema complesso alimentato e direzionato dagli impulsi dell’odierno anarco-capitalismo, è responsabile di numerose crisi planetarie che minacciano la popolazione della Terra. L’emergenza climatica, le guerre per la scarsità di risorse, le violazioni dei diritti umani o le migrazioni forzate sono esempi di veri e propri “crimini di sistema” – impossibili da ricondurre penalmente a singoli colpevoli – che potrebbero logorare la società stessa a tal punto da portarla al collasso.

    Il paradosso della nostra epoca, tuttavia, consiste proprio nell’ostinazione con cui i governi, i maggiori attori dell’economia mondiale e un’ampia fascia della popolazione proseguono le proprie attività, sottraendosi alla necessità di prendere decisioni idonee a fronteggiare questo inquietante scenario.

Di fronte all’inerzia di tali comportamenti, nel febbraio del 2020 nasce ufficialmente a Roma il primo movimento di opinione volto a redigere una Costituzione globale della Terra, quale ultima risposta praticabile alle crisi altrettanto globali che ci minacciano.

   In occasione dell’assemblea inaugurale, il movimento ha assegnato a Luigi Ferrajoli, professore emerito di Filosofia del diritto presso l’Università degli Studi Roma Tre, l’incarico di presentare il progetto costituente e di stendere una bozza della nuova Carta, punto di partenza per ogni riflessione o ipotesi di modifica future.

   Viene così pubblicato da Ferrajoli, due anni più tardi, il libro Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio (Feltrinelli, collana “Campi del Sapere”), sintesi teorica delle proposte del movimento che si accompagna, in parallelo, al sito web www.costituenteterra.it”.

   Questi autori, Adolfo Rol e Luigi Ferrajoli,  testimoniano un sentire che si sta diffondendo tra gli umani: la necessità di lavorare per la costruzione o ri-costruzione di organi di governo planetari per  concretizzare il desiderio di vivere in pace sul nostro pianeta superando le idiozie della divisione e separazione, nel rispetto vicendevole tra i popoli e le culture.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

300 Comuni a rischio estinzione … ricostruire le ferrovie per promuovere sviluppo economico, demografico,…

… sono anni, quindici anni, dal 2011, che vado ripetendo con tanti e tante altre che i territori marginali, un tempo ben serviti dal treno, trascineranno nella loro involuzione tutto il paese.

Non sono un appassionato del treno.

Il treno, però, è un mezzo di comunicazione terrestre indispensabile, per sostenere la vita nel suo complesso, soprattutto per i luoghi più dimenticati. In questi “spazi” – in cui l’oblio sembra vivere – in realtà c’è una forza, un’energia che contagerebbe gli abitanti, specie i giovani ivi residenti e questo fenomeno che definirei “sviluppo naturale delle competenze” aiuterebbe la penisola italica a non regredire in tutti i suoi sistemi!

Ci sarà mai un politico, una politica, un partito che comprenda la necessità di ricostruire la rete ferroviaria marginale italiana e ciò soprattutto per far ripartire la nostra produzione industriale,

… Qualche lettore di quanto ho scritto sopra si domanderà: “cosa centra il treno nei territori marginali con lo sviluppo industriale italiano?” “Non sono gli investimenti dei conosciuti fondi d’investimento che permettono la crescita economica nel nostro paese?”

Già! Siamo abituati a leggere la realtà in modo monadico, al massimo diadico, poco in modo globale. Una lettura globale della realtà ci farebbe comprendere che le spinte vitali, innovative, tra cui quella imprenditoriale , si realizzano in luoghi in cui l’essere umano vive in modo integrato nello spazio e nel tempo. In luoghi in cui l’armonia naturale si fa bellezza. Non è sufficiente la spinta, pur necessaria, del riscatto sociale per creare impresa da parte dei giovani o delle giovani che domani saranno i nuovi leader di qualche azienda . I giovani e le  giovani che creeranno impresa hanno bisogno di vivere in luoghi armoniosi, la cui aria, acqua, terra e sole siano “puri, e a “portata di mano”.

Se si provasse ad analizzare in quali zone del nostro paese sono nati e cresciuti più imprenditori si scoprirebbe che la maggior parte di essi/e provengono da piccoli comuni o da città a misura d’uomo/donna.

E il treno cosa ha a che fare con tutto quanto ho appena scritto?

Il treno permette, permetterebbe, garantendo una comunicazione, una mobilità sicura ed efficiente a più persone di vivere e popolare le zone marginali in quanto sarebbero servite da un servizio di qualità.

Nelle metropoli, dove l’inquinamento, il caos, il rumore, la carenza di bellezza, dove i 4 elementi- aria acqua, terra e sole – non sono compiutamente integrati nella vita delle persone, diviene assai arduo essere inventivi e propositivi. Questo è uno dei motivi per cui da 15 anni ritengo che investire sulla rete ferroviaria marginale, periferica, rispetto al torinese, sia un ottimo investimento anche industriale.

Con il sodalizio degli spiriti-liberi .it dal 2011 ho/abbiamo organizzato, anche per questo motivo, decine di convegni convegni per l’inculturazione ferroviaria della Granda, del Piemonte e del ponente ligure cfr.https://www.spiriti-liberi.it/2022/09/14/i-convegni-per-inculturare-limportanza-del-trasporto-integrato-nel-nostro-territorio-trenobicigommanaveaereo/

 

La stampa del 18 Maggio 2026 pag. 40