“Bosco fatato a Montaldo, esempio per un futuro a misura di bambino” art. di Luigi Franco pubblicato, anche, su Gazzetta d’Alba

Ridateci il futuro. Elogio del Bosco Fatato
Anche quest’anno si è svolto a Montaldo, malgrado le avversità atmosferiche, il Bosco Fatato. Questo meraviglioso evento per bambini e famiglie, dovuto al genio creativo dell’artista Fiorenza Adriano e alla collaborazione della parte migliore di un piccolo paese del Roero, ancora una volta mi ha indotto a riflessioni che vorrei condividere.
L’iniziativa, che si tiene ai primi di agosto ( circa nell’anniversario di Hiroshima e Nagasaki), si ripete dal 2012, l’anno in cui doveva finire il mondo, stando a non so quale leggenda dei Maya. Per fortuna invece, anche se si stanno estinguendo molte specie, l’umanità continua a esistere e anzi a crescere. Ma siamo tutti d’accordo che sia una fortuna? A giudicare dai fatti, si direbbe che non lo siano proprio i “padroni del mondo”, il pugno di miliardari che ne decide le sorti, quelli che da più di ottant’anni ci tengono sotto la minaccia atomica. E al rischio della guerra globale o “a pezzi”, si aggiungono quelli delle catastrofi ecologiche, del caos geopolitico, finanziario, sociale. E anche, per andare più a fondo, culturale e spirituale. Purtroppo, ci ritroviamo orfani del futuro.
Fin dalla notte dei tempi la specie umana ha vagato a tentoni, come i proverbiali “buoi nella meliga”. Ma almeno da qualche secolo in qua, a partire dalla rivoluzione scientifica e dall’Illuminismo, pareva che si potesse perseguire una direzione di “progresso”, non solo in fatto di tecnica ma di tolleranza e democrazia, insomma di “libertà uguaglianza fraternità” e di kantiana “pace perpetua”.
Anche dopo le spaventose tragedie del Novecento, L’ONU e i “gloriosi Trenta” del boom economico, nonché la “globalizzazione” e la fine della Guerra fredda, avevano illuso molti sulla possibilità che il nuovo Millennio segnasse l’inizio di un’ era di “comunità mondiale”.
Macchè, tutto il contrario, brancoliamo tuttora nel buio. Cadute fedi e ideologie di ogni tipo, manca più che mai uno scopo condiviso, una qualche fiducia nell’avvenire. Il neocapitalismo nichilista occupa l’intero orizzonte del pianeta, il cui destino è nelle mani di una tecnostruttura antropocenica impazzita, che non sa che fare di se stessa se non perpetuarsi distruggendo la bio e antropo-sfera.
L’unico progetto esistente appare quello “eugenetico” della sopra citata oligarchia plutocratica e necrofiliaca, che mira alla supremazia e a una immortalità iper-tecnologica per pochi eletti, buttando a mare come scarto tutta la restante massa umana. I migranti, il controllo ubiquo con l’IA, tutte le guerre più o meno dimenticate ne sono segni, ma soprattutto Gaza ne è l’immagine più atroce.
Progetti alternativi, se mai ce ne fossero, dovrebbero somigliare al Bosco Fatato. Qualcosa pensato per i bambini, per un futuro ancora vivibile per tutti, anche per le generazioni a venire. Ma i bambini, almeno in Occidente, sono sempre di meno. E non solo per le effettive carenze economiche e di welfare, ma per la suddetta crisi di fiducia, per una disperazione esistenziale, strisciante e diffusa. Perduti gli antichi riferimenti religiosi, nessun altro valore motiva e incentiva la procreazione in un mondo tanto incerto e cupo. Così, mentre i grandi della Terra lavorano per l’apocalisse o non fanno nulla per evitarla, anche molta gente comune si adegua all’atmosfera del “dopo di noi il diluvio”.
Ci sono però sacche di resistenza e controtendenza, gruppi e persone di buona volontà che ancora credono in un futuro possibile. Che si impegnano per un mondo a misura di bambino, simile più a un giardino che a una distesa di macerie, a una discarica o un cimitero. Uno di questi esempi è il Bosco Fatato, per il quale ancora una volta ringraziamo la sua infaticabile animatrice e tutti quelli che hanno partecipato.
Luigi Franco, Corneliano d’ Alba 10 Agosto 2026

Lybris. Calici di libri Anno 2 -Numero 6 – Corneliano d’ Alba 21 Febbraio 2026 di Luigi Franco

di franco luigi del 21 2 2026 Lybr 6 Biopoesia

Rubrica di degustazioni librarie  ovvero  Confessioni di un lettore sfinito a cura  di Luigi Franco

SOMMARIO della Degustazione 6

Nota introduttiva   Lybrids 6:  BIOPOESIA

Gianni Rinaudo, Scritti autobiografici (inediti)

Simon Boas, Morire. Istruzioni per l’uso (Garzanti, 2025)

Richard Holloway, Guardare lontano. Per una spiritualità senza religione (Ponte alle grazie, 2005)

PUER ovvero il Pan-federalismo: la “Repubblica universale della Terra”.

 

 

Lybris. Calici di libri Anno 2 – Numero 5 – Corneliano d’Alba 1 Febbraio 2026 di Luigi Franco

Lybrids 5

A partire da questo numero ( che porta il numero 5, dopo l’uscita della monografia su Qohelet), Kalicaos diventa Lybrids, titolo che ibrida  hybris e librìdine: in pratica, la “follybris” o la  “biblidiozìa” di un “biblidiota” che vorrebbe, agostinianamente, svuotare il mare.

Nel vano tentativo di domare e dare un minimo di ordine al caos, provo a trasformare il calice delle “degustazioni” nella corolla di un settifoglio. Un fiore i cui petali potranno di volta in volta variare di numero sequenza e ampiezza, ma con pressapoco sempre gli stessi temi generali: Filosofia e religione, Storia e attualità, Scienza e tecnica, Letteratura e lettura, Eros e Psiche,  Arte e Varie, ecc. Ci sarà sempre, inoltre, uno spazio Poesia e una sezione jolly, prima o ultima pagina “in evidenza”,  elastico contenitore che potrà anche essere preponderante.

Parallelamente, sto lavorando anche alla FantA.I. o BaNanArt, rubrica di immagini create con l’I.A. ( di cui è uscito il primo numero, e che in parte guarniscono anche Lybris).

Quanto durerà questo gioco? Ancora cento, duecento mesi, o anche solo un paio?   Nel primo caso, con altrettante uscite, potrei forse restituire un migliaio di libri… Ma intanto, se la botte degli “arretrati” è già immensa, aumenta il cerchio delle nuove acquisizioni, si gonfia a dismisura, rischia la rottura. Nel mio “angolo Beatles” (lo scaffale, infestato da scarafaggi, dove parcheggio i libri che continuo compulsivamente a prendere nelle biblioteche), premono e debordano sempre nuove ondate di volumi – che pure sono una porzione infinitesima dell’immane produzione editoriale, senza contare l’assurda infosfera, coi suoi social e metaversi…-

Eppure ormai i libri, più che leggerli, li sorseggio e assaporo, li annuso e pilucco, li accarezzo … E ne spremo succhi sempre più avari e concentrati, che distillo in questi amari calici.

Li avrei voluti più dolci, in realtà. Al contrario delle nozze di Cana, contavo di servire prima i vini migliori, lasciando per dopo gli scadenti. Ma so che andrò random e randagio, al solito, come i buoi nella meliga.

 

QOHELET Monografia n.1 Corneliano d’Alba 28 Gennaio 2026 Lybrids-calici di libri di Luigi Franco

Mon1 Qohelet

Tra tanti calici e assaggi ho la testa che gira, e Kalicaos cambia ancora nome, diventando Lybrids. Titolo che ibrida la hybris dei libri (ma non solo) con la  libido sciendi ( o libridine, o libido in genere, insomma la materia di cui l’uomo è fatto), che a sua volta richiamano Nemesis e le Furie.

Una specie di bibliofollia che induce a  “bere il sapere” fino alla dipendenza, alla cirrosi, al coma (1) Lybrids tenta di correre ai ripari, di darsi una regola, o una regolata. Da un lato, continuo con antologie e calici di degust-citazioni, cercando di dargli un’organizzazione tematica, un “settifoglio” tematico, comprendente le categorie Filosofia e religione, Storia e attualità, Scienza e tecnica, Letteratura e lettura, Eros e Psiche,  Arti e Varie (v. il prossimo numero), dall’altro provo ad affiancare delle monografie per soggetti, ma anzitutto per autori.

Iniziando con quello che per me è il misterioso capostipite, il biblico Ecclesiaste, Qohélet.

A complicare ulteriormente il quadro, intendo cimentarmi in esperimenti artistici (autistici?) realizzati con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale ( per ora Nano Banana, ovvero Gemini di Google): “A.I.magine”, o “bAInanArt”, una rubrica di “fantA.I.” (vedi, dopo il recente numero 0, il n.1 di prossima pubblicazione). Il tutto adatto, forse, più che a un sito di Pedagogia globale, a uno di Fantasia – o megalomania, o meglio melanconia – globale… Ma, mentre approfitto della generosa ospitalità di questo spazio virtuale, oltre che la qualità mi preoccupa la quantità.

Ho fatto due conti. Supponendo di aver raccolto, in oltre cinquant’anni di lavoro da ri-scrittore o tra-scrittore, l’ uno per cento di circa cinquemila libri, fa qualcosa come diecimila pagine. Le quali vanno sempre crescendo, come gli interessi sul debito pubblico: vedi il proverbio del cerchio e la botte (2).

IMAGINE… rubrica di fantA.I. di Luigi Franco, Corneliano 22 Gennaio 2026

baNanAI baNanAI

Propongo in questa nuova rubrica, di carattere grafico e sperimentale ma soprattutto ludico, varie
serie di immagini create con l’Intelligenza Artificiale (in particolare “Gemini Nano banana”).
Senza avere alcuna competenza, mi sono avvicinato di recente a questa nuova e prodigiosa
tecnologia, provando a creare delle composizioni per divertire un nipotino, giocando ad accostare
personaggi di cartoni e fumetti, paesaggi e ambienti surreali, esotici mix di creature di fantasia.
I “prompt”, scritti o vocali, sembrano quasi un fiat divino da cui scaturiscono in pochi attimi le
creazioni più complesse e buffe, talora imprevedibili, sempre sorprendenti.
Proverò dunque a presentare qui alcune di tali immagini, cercando per quanto possibile di ordinarle
per soggetti e categorie:
◦ Cartoni e fumetti
◦ Terra e geografia
◦ Stelle e astronomia
◦ Poesie e citazioni
◦ Fantasie varie

Kalicaos, il calice dei libri di Luigi Franco Anno 2 – Numero 1 – Epifania 2026

Kalicaos 3

Kalicaos, il calice dei libri Anno 2 – Numero 1 – Epifania 2026

Copertina e titolo:

la prima pagina di questa rubrica continua a essere rimaneggiata, in un continuo travaglio e cambiamento di titoli e immagini di copertina, segno di una ondivaga incertezza di metodi e contenuti. Anzi, segno di caos, che infatti rimane nel titolo, insieme alla terribile Kalì e al calice, simbolo di convivialità e condivisione. L’unica cosa ferma è che si parla di libri, tanti libri.

Il caos, d’altronde, è associato alla complessità e alla molteplicità (1): è tale la quantità di materiali che premono e sgomitano per entrare in questo modesto spazio che, a parte rischiare doppioni e confusioni, ci vorrebbe proprio il dono dell’ubiquità, il potere magico di spiattellare tutto insieme. Invece, si sa, il tempo è stato inventato appunto affinché le cose non accadano “tutte simultaneamente”, e di fatto quella che mi ritrovo, più che l’ubiquità, è un’infinità di dubbi, radicali, metodici, iperbolici e diabolici: la dubbiquità.

Nelle immagini, oltre al Pensatore che può essere anche Abele, o Copista e Amanuense (Bartleby, Bouvard e Pécuchet…) e alla sua partner che può essere Kalì o Calipso (“Colei che nasconde” col “velo di Maya”, in attesa dello svelamento dell’ apo-calisse), ho riproposto un disegno dell’anno scorso e infine un riquadro vuoto.

In quest’ultimo, potrà eventualmente trovare posto un ulteriore personaggio-mascotte che mi è congeniale, il sociopatico “Raffaele” di Luciano De Crescenzo (2). Oppure, meglio, Pier Damiani (v. Introduzione).  O ancora, un altro disegno, che raffiguri il cerchio e la botte.

Il “Cerchio dell’anno” sarebbe l’interesse, i libri letti e trascritti annualmente, mentre la Botte sarebbe il capitale (dilapidato?), ossia la vita intera, che si riempie di libri man mano che si svuota di tempo.  Il loro  rapporto è di 1 a 50 o più, nel senso che ogni anno si aggiunge un cerchio (cfr. il migliaio o quasi elencati per il 2025), ma decine di volte di più sono quelli già in lista d’attesa e, probabilmente con buona pace, destinati a rimanervi… (3)

 

 

(1) Si veda su You Tube il video “Forme del caos” di Massimo Cacciari, dove il filosofo pone appunto il Caos, nell’originario senso etimo-mitologico, a sigillo della nostra epoca storica.

(2)  Luciano De Crescenzo, Raffaele (Mondadori, 1978)

(3) v. schizzi alla pag.seguente